Italicum, il bicchiere mezzo pieno

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Ci è stato segnalato un articolo di Repubblica sulla nuova legge elettorale che pubblichiamo volentieri.
Ci limitiamo solo a portarlo in prima pagina e a valorizzarlo con delle immagini.
Il titolo lo lasciamo ovviamente invariato perché corrisponde esattamente alla nostra visione della vita e della informazione!
ITALICUM, IL BICCHIERE MEZZO PIENO
GIANLUIGI PELLEGRINO
Non è certo la riforma perfetta, ma l’Italicum varato ieri dal Senato, segna senz’altro un punto di svolta. Che sarebbe miope non vedere. Dopo una decennale nauseante paralisi, ed ancora con qualche incertezza, si inizia a far transitare il Paese verso una rappresentanza politica di tipo occidentale dove il premio alla lista combatte la frammentazione e agevola un confronto chiaro e programmatico tra conservatori e progressisti, e il ballottaggio ci immunizza da nuovi anomali compromessi tra destra e sinistra, che facilmente degradano a inciuci. Da un lato l’abbassamento della soglia di accesso al tre per cento e dall’altro il premio di maggioranza realizzano una sintesi felice tra rappresentanza e governabilità. Da Palazzo Madama, pur al netto di grossolani supercanguri e forzature d’aula, e con la clausola che ne rinvia l’efficacia al 2016, nel merito viene fuori una legge notevolmente migliore di quella varata dalla Camera. Se in quel testo le liste bloccate continuavano ad evocare lo spettro del Porcellum e soglie di accesso sproporzionate mortificavano la rappresentanza democratica, ora il Senato non solo ha drasticamente abbassato l’asticella di ingresso ma ha anche portato ad almeno il quaranta per cento la cifra per ottenere il premio di maggioranza. E così, mentre va avanti la riforma che superando il bicameralismo perfetto ridimensiona il suo ruolo normativo, è proprio al lavoro emendativo di Palazzo Madama, in un virtuoso canto del cigno, che oggi dobbiamo una riforma notevolmente migliorata rispetto al testo uscito da Montecitorio. Pure sulle liste bloccate i passi in avanti ci sono stati, anche se lì continua a registrarsi il punto di maggiore criticità della nuova legge. La soluzione trovata è una via di mezzo tra sistema a preferenze e uninominale proporzionale. Esagera senz’altro Matteo Renzi quando dice che il capolista bloccato avrebbe la stessa efficacia del candidato di collegio, non fosse altro perché l’Italicum disegna bacini elettorali quattro volte maggiori dei collegi uninominali che invece sarebbero stati la soluzione migliore, potendo mantenere il riparto proporzionale e accogliendo ugualmente la richiesta di Berlusconi di controllare le candidature. Mentre il Pd avrebbe potuto optare per primarie efficaci e finalmente regolate. In ogni caso, meglio la soluzione mista che i listini bloccati e meglio anche di un generalizzato ritorno alle appiccicose preferenze. È del resto auspicabile che l’evidenza del capolista sulla scheda spinga i partiti a compiere scelte qualificanti, eventualmente con primarie non chiuse ma opportunamente disciplinate. Ma, come dicevamo, sono le direttrici di fondo della riforma (ballottaggio, premio di lista, governabilità e rappresentatività) a consegnarci un bicchiere mezzo pieno, almeno uno spiraglio di terza Repubblica dove siano sempre chiare le naturali distinzioni tra destra e sinistra, le differenti opzioni culturali di fondo, gli esiti del voto, le responsabilità di governo e quelle di controllo dell’opposizione. Certo non sbaglia chi sottolinea la connessa particolare accentuazione del potere del leader vincitore: capo del partito, premier e dominus delle selezione dei parlamentari. Anche se in pochi si sono avveduti che meritoriamente (non sappiamo quanto consapevolmente) la nuova legge non prevede più l’indicazione del premier nell’urna, in qualche modo così rievocando la centralità della fiducia parlamentare. In ogni caso, i rimedi alla concentrazione di poteri sul premier riposano nel sistema di bilanciamento che la nostra Costituzione è già idonea a garantire se rispettata nello spirito oltre che nella forma. A cominciare dalla scelta del Capo dello Stato per la cui elezione giustamente la Camera nell’esaminare la riforma costituzionale ha innalzato i quorum necessari. È un accorgimento di cui si dovrebbe tener conto da subito, dall’elezione che si apre domani. Ampia condivisione ma insieme autonomia e alto profilo sono le difficili ma necessarie coordinate da tenere insieme nell’individuare il prossimo inquilino del Colle, anche per illuminare con la luce migliore le ombre residue di una riforma elettorale che può così mostrare un respiro anche più lungo dei suoi contenuti di dettaglio. Tout se tient , è vero sempre. Oggi più che mai. “ La riforma varata ieri in Senato segna un punto di svolta. Il premio alla lista combatte la divisione e agevola un confronto chiaro .
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