Una coppia da Slam?

Fognini & Bolelli, una coppia da Slam
Australian Open, coi francesi domani una finale storica per il doppio: dal ’59 (Pietrangeli-Sirola) Italia senza vittorie

PAOLO ROSSI
Quel bel gentleman ottantenne, sempre affascinante, li guarda e li ha giá benedetti. «Prima o poi il momento doveva arrivare… «. Nicola Pietrangeli è un vero signore e, nel caso Simone Bolelli e Fabio Fognini riuscissero domani ad aggiudicarsi gli Australian di doppio, sarà il primo ad applaudire. Questa, infatti, è la prima buona notizia dell’anno per il tennis italiano: una coppia azzurra (maschile) in finale ad uno Slam. L’ultimo era stato proprio il Nick dei tempi d’oro, con l’inseparabile Orlando Sirola. Ovviamente al Roland Garros (terra di conquista italiana): era il 1959. Ce la fecero, quell’anno, battendo Roy Emerson& Neale Fraser 6-3, 6-2, 14-12. Erano al terzo tentativo.
Domani, per Fabio e Simone, sarà la prima volta. Un’Italia-Francia, contro una coppia inedita: Herbert/Mahut (quello del 70-68 contro Isner a Wimbledon, il match più lungo della storia del tennis), due super battitori che giocano con la maglia “Je suis Charlie”. Comunque vada, alla vigilia di Melbourne questa performance non era pronosticabile, considerato il momento di Fognini. E invece il doppio, ancora una volta, si conferma medicina magica dei nostri tennisti. Non iniziò così Flavia Pennetta? In coppia con un’argentina (Gisela Dulko) ha trovato la fiducia per l’ingresso nelle Top Ten. Ed Errani/Vinci? Oltre al loro career Slam di doppio possono vantare una finale Slam (Errani, Parigi). Dalle donne agli uomini, perché no? Il Simone Bolelli della semifinale contro Hojer e Tecau ha ricordato il tennista che a dicembre s’è preso sulle spalle la responsabilità di una squadra intera (l’Aniene) in un derby spareggio di serie A. Ok, non era uno Slam, ma a certi giocatori occorrono particolari situazioni da vivere per alzare il proprio limite, far scattare quel clic interiore. Bolelli, poi, su Fognini sa di poter contare: «Stiamo bene insieme, anche fuori. Lui è esuberante, io sono più tranquillo. In campo ci parliamo, ci completiamo ». Parole che dicono tutto: divisione delle responsabilità, nessuna accusa postuma, rispetto personale. Così sono nate le coppie femminili, e questa maschile sembra proprio esserne stata ispirata. Ad un anno poi dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro, con il Coni che non può che sorridere.
Gli Australian Open sono in dirittura d’arrivo. Ieri Murray ha ottenuto la finale, superando il Berdych del suo ex coach Vallverdu, così come Serena Williams e Maria Sharapova hanno ottenuto il diritto di contendersi la coppa femminile. Stamattina alle 9.30, in diretta su Eurosport, Djokovic affronta Wawrinka nella rivincita del 2014. È intanto possibile un primo bilancio, che non può che essere positivo: basti pensare alla grinta di Paolo Lorenzi, alla soddisfazione di Andreas Seppi nell’eliminare Roger Federer, e lo stesso cammino fatto da Bolelli in singolare, fatti che mostrano che gli uomini – in questo preciso momento storico – hanno un pochino più fame delle ragazze, che in Australia non sono riuscite a stupire. Ma non si può sempre vincere, sebbene Chichis e compagne abbiano prontamente l’occasione per rifarsi: a Genova, il prossimo weekend, affrontano la Francia per un posto in semifinale di Fed Cup. C’è sempre una Francia nel destino, che sia un Zidane o un Mahut. Forse è un buon segno.

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