Roma, la basilica diventa mensa per i poveri

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La basilica diventa mensa per i poveri

“Pasta, carne, dolce ci sentiamo dei re”
Roma, S. Eustachio segue l’esempio di Francesco Il rettore: “E ora faremo un diurno nei sotterranei”

Una mensa per i poveri direttamente in basilica, a un passo dal Senato della Repubblica, nel cuore di Roma. «Volutamente a un passo, direi», spiega don Pietro. «Per ricordare ai potenti, ai politici, a chi governa che al centro della vita occorre mettere loro, i poveri, perché la vera riforma dello Stato non può che nascere dal dare loro dignità».
Roma, piazza di Sant’Eustachio, pieno giorno. Due gruppi di persone, tra cui molti italiani con una pensione non sufficiente per arrivare a fine mese, ma anche profughi di ogni nazionalità, entrano in basilica dove, tolte le panche nel mezzo, diversi tavoli sono apparecchiati per loro. In fondo, sorveglia ogni movimento don Pietro Sigurani, rettore di Sant’Eustachio e, con lui, il santissimo sacramento sempre presente. «Sta qui mentre i poveri mangiano e bevono», dice. «Del resto, fu Gesù a dire di dare da mangiare ai poveri. E noi lo facciamo da lunedì a sabato. La domenica invece no, perché è il giorno del Signore, il giorno in cui Lui dà da mangiare direttamente se stesso a noi».
Tutto è iniziato nel dicembre scorso. Alcuni fedeli che già aiutavano don Pietro a dare un pasto caldo ai poveri una volta ogni tanto, gli hanno buttato lì la proposta di far diventare quegli appuntamenti quotidiani. L’idea era anche offrire una testimonianza diversa ai tanti turisti che tutti i giorni entrano in basilica. E dire loro coi fatti più che con le parole: Roma non è soltanto Caravaggio o Andrea Del Pozzo. Roma è anche solidarietà, accoglienza, una città capace di abbattere ogni diseguaglianza. «Come possiamo fare?», ha domandato don Pietro, non sapendo che di lì a poco una cooperativa, “La Vivenda”, si sarebbe offerta per fornire gratuitamente questo servizio. «Tuttavia — spiega — non si tratta di un pasto qualsiasi. Ma di qualcosa di più. La pasta e la carne, infatti, servono per sfamare lo stomaco. Ma quel caffè, quel dolce e quell’amaro che cerchiamo sempre di dare loro, insieme a un bicchieri di vino, sfamano il cuore. E tutto questo è importante per chi, come i nostri poveri, vuole vivere la propria situazione con grande dignità».
I pasti sono ogni giorno più di cento. Ma soltanto a pranzo. Di pomeriggio, infatti, la basilica torna a essere frequentata dai fedeli. A volte a pranzo arrivano trenta, quaranta poveri in più. Sicché don Pietro fa il giro dei ristoranti e pagando di tasca propria — «per fortuna mi fanno lo sconto», dice — ordina il cibo mancante. «Spesso il caffè Sant’Eustachio ci offre i suoi buonissimi caffè e ai poveri non sembra vero: “Ci tratti come dei principi, dei re”, mi dicono. Ma è giusto così. Come è giusto che mangino in basilica e non fuori: per loro è come sedersi in un salone regale».
Il prossimo passo sarà un altro segno importante per il cuore della capitale che conta. Seguendo l’esempio di Francesco che sotto il colonnato del Bernini ha aperto docce e barberia per i poveri, don Pietro ha intenzione di ristrutturare il sotterranei della basilica e di farne un “diurno”, un locale dove sedersi, bere una bevanda, lavarsi, radersi e pulirsi. Un locale che rispecchi fino in fondo colui a cui la basilica soprastante è dedicata. Sant’Eustachio visse a Roma ai tempi dell’imperatore Traiano. Era un pagano che si dedicava alla beneficenza e tutti i giorni dava da mangiare ai poveri. Secondo la Leggenda Aurea un giorno stava inseguendo un cervo mentre andava a caccia, quando questi si fermò di fronte a un burrone e si volse a lui mostrando tra le corna una croce luminosa sormontata dalla figura di Gesù. «Che sei?», gli chiese Placido. «Mi conosci. Sono colui a cui tutti i giorni dai da mangiare».

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