Gesticolare fa bene anche alla memoria!

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L’uso dei gesti una buona pratica per apprendere

È noto che noi italiani siamo dei buoni comunicatori e che usiamo molto i gesti per sottolineare o completare un messaggio. Questa caratteristica, che potrebbe apparire un semplice tratto del costume latino, oggi acquista una nuova dimensione alla luce delle neuroscienze cognitive. La gestualità infatti, oltre a svolgere un ruolo comunicativo, svolge anche un ruolo nell’elaborazione cognitiva e nella memoria.
Abbiamo una serie di evidenze che dimostrano che, quando si richiama un evento, la gesticolazione può favorire il recupero di dettagli meglio che quando la gesticolazione è interdetta. Inoltre, la gesticolazione, prima del richiamo di parole precedentemente apprese, aiuta la performance del richiamo. Altri studi hanno documentato un effetto della gesticolazione sulla memoria di lavoro. Questo rinnovato interesse sul rapporto tra corpo, cognizione e memoria, ha importanti basi cliniche. È infatti da tempo noto che disturbi neurologici e psichiatrici spesso s’accompagnano ad alterazioni motorie e, viceversa, che disordini motori s’accompagnano ad alterazioni psichiatriche.
Un tratto tipico della depressione è l’alterazione della memoria e il rallentamento motorio, così come sono frequenti le alterazioni motorie nei disordini psicotici e d’ansia. Viceversa, il Parkinson, che è la malattia tipica del sistema motorio dei gangli della base, presenta spesso disturbi depressivi e/o cognitivi e della memoria. Infine, è assodato da numerosi studi clinici che l’esercizio fisico strutturato ha effetti positivi sulla depressione maggiore e sui disturbi d’ansia, sulle demenze e su altri disordini neurodegenerativi.
Un recente trial randomizzato controllato, pubblicato su Neurology da un gruppo interdisciplinare della Università dell’Iowa, ha documentato che l’attività aerobica migliora non solo la fitness, la funzionalità motoria, la fatica, ma anche l’umore, la cognizione e la memoria di persone con Parkinson.
Una estesa ricerca sull’animale e sull’uomo ha documentato che l’attività fisica induce il rilascio nel cervello di tre neurotrasmettitori fondamentali per la memoria, come la dopamina, la serotonina e la noradrenalina. Al tempo stesso, giungono al cervello cannabinoidi e fattori di crescita e di plasticità cerebrale (Igf-1) immessi nel sangue dalla contrazione muscolare. Un dato accertato dalla ricerca sull’uomo è l’aumento, indotto dall’attività fisica, del Fattore nervoso di derivazione cerebrale (Bdnf), con miglioramento della capacità di recupero dei ricordi.
( francesco bottaccioli)
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