Gioconda : no grazie!

Tutti a Milano (almeno una volta nella vita) per ammirare invece la Pietà Rondanini di Michelangelo nel nuovo e suggestivo allestimento nel Castello Sforzesco !

Con la #Culturasimangia e Milano lo sta dimostrando!

Un’opera straziante che torna ai milanesi

La nuova collocazione dell’ opera di Michelangelo  dimostra che quando l’amministrazione pubblica (il direttore del Castello Claudio Salsi, cui spetta l’idea; e Stefano Boeri, che da assessore l’ha imposta), l’architetto (Michele De Lucchi), la soprintendenza (da Caterina Bon a Alberto Artioli), l’università (Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa) e lo sponsor (Cariplo) collaborano, i risultati si vedono.

E bene ha fatto il ministro Dario Franceschini a confermare l’appoggio a questa scelta, nonostante le contraddittorie fibrillazioni dei vertici romani del Ministero, innescate dalle polemiche di alcuni assidui frequentatori degli studi televisivi. Polemiche, francamente, incomprensibili. L’allestimento degnissimo dei BBPR non esisteva di fatto più: cancellato dall’inserzione delle opere di Bambaia, e dalle modifiche alla scala. E invece rimaneva tutta intatta l’impossibilità di far arrivare i disabili ai piedi di quella stessa scala. Non era dunque un sacrilegio estrarre Michelangelo da quella collocazione: che pure tutti continueremo a ricordare e a studiare con riconoscenza e affetto. Non era grave perdere il nesso tra la Pietà e le altre sculture, lombarde: semplicemente perché quel nesso non c’era – né nello stile, né nella vicenda esterna. Così come non si deve gridare allo scandalo perché la Pietà si è separata dall’urna romana che la sosteneva dal 1911: anche questo era un legame arbitrario, per quanto non infelice. Mentre i BBPR avevano distrutto parte delle volte del Quattrocento (una scelta terribilmente grave: bisognerà pur ricordarlo), il nuovo allestimento recupera nel modo più degno un’architettura storica, carica di significato. E questa rinascita di una parte importante dell’organismo monumentale del Castello è uno straordinario valore aggiunto: tipicamente dimenticato da chi non pensa mai al contesto, ma solo ai singoli “capolavori” (possibilmente da portare in fiera). Certo, bisogna che il percorso – segnato da un drammatico bivio tra una freccia che indica “Leonardo” e una che porta a “Michelangelo” – non sostituisca la visita a tutto il museo: ma la bigliettazione dei primi giorni dimostra che così non è. Anzi, i due giganti tirano la volata ai confratelli meno noti, in un circolo virtuoso. Ed è riconciliante che nella Milano di questi giorni non ci sia spazio solo per la fiera (a tratti atroce) dell’Expo, ma ci sia anche un nuovo luogo in cui ridiventare umani. È a questo che dovrebbe servire, la storia dell’arte.

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