Milano condanna lampo alla ‘ndrangheta!

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Avete già letto questa grande buona notizia sulle prime pagine dei giornali e nelle aperture dei TG ?  Noi no!

Ancora una volta dobbiamo come cittadini dire grazie alla Magistratura e molto meno al giornalismo!

‘Ndrangheta in sei mesi le condanne
PIERO COLAPRICO

Prima dell’anno scorso, mai si erano visti gli uomini di ‘ndrangheta partecipare ai riti di affiliazione, segretissimi, tramandati da mammasantissima a mammasantissima. Invece, poco dopo gli arresti, anche le facce e le voci dei boss e dei picciotti condannati ieri – e sono stati condannati tutti e 35 gli indagati, anche se con pene ridotte per la concessione delle attenuanti – avevano fatto, di sito in sito, un vorticoso giro del mondo. Con tanto di minaccia «di pistola o di veleno» in caso di tradimento alla «santa catena», e con il giuramento in nome di Mazzini, Garibaldi e Lamarmora, gli uomini della ‘ndrangheta si riunivano in piena Pianura padana. E le precauzioni dei boss – con uno che raccoglieva i telefonini per evitare di avere, come dicevano, «un carabiniere in tasca» – si erano dimostrate vane, perché le tecnologie impiegate hanno fatto un gigantesco salto di qualità. Pubblico ministero, allora, era Ilda Boccassini: la stessa che oggi è il procuratore aggiunto antimafia. È lei che ha coordinato nei mesi scorsi il lavoro dei sostituti Storari e Celle e che ha “adottato” e imposto ai collaboratori la sua tecnica: quando ci sono indizi sufficienti, la procura, lavorando a ritmi sostenuti, deve chiedere il rito immediato. Un’iniziativa avallata sin da subito dal capo, Edmondo Bruti Liberati. Dato di politica giudiziaria che va sottolineato soprattutto in seguito alle polemiche sulle presunte spaccature della Procura milanese: la realtà oggettiva dice che un solo aggiunto, Alfredo Robledo, ora mandato dal Csm a Torino, si era isolato dal resto di una Procura che sembra unita a larghissima maggioranza. Una procura dove questo metodo-Boccassini, nato in seno all’anticrimine, viene applicato ogni volta che si può. Per esempio, nel processo Berlusconi- bunga bunga. O nel processo per le tangenti connesse al Mose (lo stralcio milanese). E anche nel processo più seguito di queste settimane, quello intentato dal pubblico ministero Marcello Musso ad Alexander Boettcher e Martina Levato, i due fidanzati che usavano l’acido per tentare di «cancellare» il passato sentimentale di lei. A Milano, insomma, si va veloci.
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