Una best practice? Camminare

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Aiutandosi,volendo, anche con dei bastoncini da sci.
La BP nasce da una lettera inviata a Repubblica e dalla risposta alla stessa di Corrado Augias.
Camminare è poi il modo migliore per godersi ogni angolo della nostra #BellaItalia!
Se tornassimo al piacere di camminare
Mauro Luglio
Caro Augias, un rimedio contro i divieti di sosta, il traffico, gli ingorghi, i giri a vuoto in cerca di un parcheggio? Camminare: solo a pronunciarla, è già parola distensiva, parisillaba, risuona in altre che hanno lo stesso pregio di acquietare la mente e di esprimere gioia, gusto per la vita. Accompagna il respiro. Camminare ci fa godere di più del tempo rubato agli affari (camminare come «sosta deambulante» distensiva), ci restituisce alla nostra corporeità (camminare come palestra naturale e gratuita). Sferza i sensi intorpiditi dalla vita sedentaria, illuminata dal neon, priva di odori che non siano asfissianti (camminare come esperienza emotiva e sentimento di esistere). Ogni passo può mutare l’evidenza del selciato in una fluida corrente di incontri, imbattendosi per caso in nuovi sguardi, attese d’amore e d’amicizia, spiando i volti alle finestre alzando lo sguardo. Chi sceglie oggi di camminare piuttosto che ricorrere ad altri mezzi di trasporto forse non sa di porsi nella traccia di una tradizione religiosa, di un antico modo di intendere e interpretare l’esistenza e il rapporto con il divino. Camminare non è correre, non è competere, non è gareggiare, ma assecondare un bisogno di rallentamento, di pacatezza, di riduzione di ogni frenesia. — Monfalcone (GO) mamolulo@alice.it
È tutto vero, camminare è anche un esercizio mentale, in alcuni casi spirituale. Arrivare camminando a una meta quale che sia, da soli o in gruppo, può dare un senso di soddisfacimento e di benessere che non è solo il portato dell’esercizio fisico. Ho avuto i miei migliori pensieri, diceva Robert Musil, camminando a giusto ritmo in una strada in leggera salita. Non si tratta dell’affermazione di uno scrittore, ci sono ragioni fisiologiche a motivare quelle parole. Ho chiesto l’opinione del professor Francesco Bove, primario ortopedico e specialista di medicina dello sport. Riassumo la sua riposta: camminare accelera la circolazione del sangue, lo fluidifica agevola la rimozione dei grumi di colesterolo nelle arterie, aiuta a prevenire l’artrosi; è un movimento naturale scioglie le articolazioni, mantiene le masse muscolari in specie quelle che assicurano la posizione eretta: gambe, dorso, glutei. La circolazione accelerata apre le piccole arterie nei distretti periferici apporta ossigeno con una funzione che definiamo aerobica. Naturalmente non bisogna esagerare, in particolare dopo i 50 anni. Ogni eccesso può danneggiare le ginocchia o la colonna. Sapersi dosare, questa è la regola. Ho chiesto se le bacchette simili a quelle da sci che ora vanno di moda possano aiutare e in che modo. Risposta: aiutano in due modi, mettono in moto le braccia e i muscoli relativi, scaricano una parte del peso dalle ginocchia. L’Italia offre percorsi fantastici sia nelle città sia fuori per chi vuole guardarla davvero.
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