#Labuonascuola che c’é già!

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ITS da record ma poco conosciuti!
Its da record, l’80% dei diplomati trova un posto!
A cinque anni dalla nascita, bilancio positivo per i nuovi Istituti tecnici superiori.
FILIPPO SANTELLI su Repubblica
 Non sono scuole. Non sono università. Stanno nel mezzo: due anni di formazione dopo il diploma. Teoria specializzata, subito messa in pratica. Ed è proprio per questo che gli Istituti tecnici superiori, in breve Its, hanno tanto successo. Formano quei super tecnici di cui le aziende hanno disperato bisogno, ma che spesso non riescono a trovare. In otto settori forti del made in Italy, dall’agroalimentare al turismo, passando per la meccanica. Risultato? A un anno dalla fine degli studi quasi otto ragazzi su dieci, il 78,3%, hanno già trovato lavoro. Notevole, in un Paese in cui la disoccupazione giovanile rimane ben al di sopra del 40%. «La chiave è capire quali competenze sono strategiche per le imprese del territorio», dice Lucia Scattarelli, 60 anni, presidente della Fondazione Its di Bari. A cui sono associate, oltre a scuole, università e associazioni di categoria, una trentina di aziende, tra cui multinazionali come Alstom, Bosch, Natuzzi e Porsche. Sono loro che hanno contribuito a definire i due percorsi di studio proposti ai ragazzi: industrializzazione di prodotto e processo e automazione meccatronica. Loro assicurano la maggior parte del corpo docente, si impara da professionisti in attività. E accolgono gli studenti in stage, per almeno il 40% del monte ore complessivo. Lo stesso avviene in tutti i 75 Its d’Italia, con 350 diversi percorsi di studio attivati. Da quello per la mobilità sostenibile di Genova, che forma i futuri piloti di navi mercantili, a quello per le attività culturali di Vico Equense, provincia di Napoli, da cui usciranno, grazie a una convenzione con il colosso dell’informatica Cisco, programmatori di app per il turismo. Un modello di formazione duale, come quello che in Germania accompagna i giovani nella transizione tra scuola e lavoro, ma che in Italia, complice lo scarso successo dell’apprendistato, non riesce a decollare. «I nostri ragazzi trascorrono la metà delle ore in azienda, ogni settimana è spezzata tra classe e tirocinio», racconta Giorgio Spanevello, 55 anni, direttore della Fondazione Its per la meccatronica di Vicenza, legato a una quarantina di piccole e medie imprese del territorio. «La richiesta di tecnici intermedi nel mondo industriale è forte – continua – tutti i diplomati finora hanno trovato impiego». Al netto di quelli che hanno deciso di iscriversi all’università, opzione prevista al termine del biennio. E proprio il tasso di occupazione dei ragazzi è uno dei dati chiave per gli Istituti tecnici superiori. Il 10% dei fondi pubblici che ricevono infatti è legato all’efficacia della didattica, sulla base di una valutazione fatta ogni anno da Indire e dal ministero dell’Istruzione. Una componente di premialità che il disegno di legge sulla Buona scuola, in discussione in Parlamento, prevede di portare al 30%. Quest’anno 42 percorsi, sui 63 monitorati, si sono assicurati il bonus. Ma nonostante gli incoraggianti risultati delle prime classi diplomate, a cinque anni dalla loro creazione gli Its restano una ancora una nicchia, con appena 8mila giovani iscritti in tutta Italia. Se si esclude una campagna pubblicitaria nel 2012, il Miur non ha fatto molto per sponsorizzarli tra gli studenti delle superiori. E il budget dedicato resta inchiodato a 15 milioni di euro l’anno. Non molti, per un progetto che lo stesso ministero definisce «strategico ».
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