Diventiamo tutti vegetariani!

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Non è uno slogan ne un messaggio pubblicitario ma una grande, obbligata scelta di nutrizione per il nostro Pianeta! Expo2015 con la sua
Carta di Milano lo indica come obiettivo morale e di sostenibilità, Veronesi ce lo spiega in una intervista, che solo per noi è da prima pagina e da copertina!

L’ESPOSIZIONE UNIVERSALE

Le idee. Due milanesi, Umberto Veronesi e Dario Fo, riflettono sulle conseguenze delle devastazioni che hanno sconvolto il cuore della loro città. E, pur da punti di vista differenti, indicano entrambi nei concittadini scesi in strada a ripulire le vetrine imbrattate “la risposta migliore alla furia cieca di quei teppisti”
La mia Milano ferita ma orgogliosa ora si batta per i valori dell’Expo
UMBERTO VERONESI
La mia Milano si è svegliata ieri mattina ferita ma pronta a reagire e piena di orgoglio. Le immagini dei cittadini scesi in strada per ripulire la città devastata dai teppisti sono la miglior risposta a chi voleva trasformare la protesta in caos, a chi cercava visibilità nel nome della violenza, a chi tentava di gettare cattiva luce sull’Italia proprio nel momento in cui prendeva il via un evento che ha come suo obiettivo quello di mettere al centro dell’attenzione uno dei maggiori problemi del pianeta. Non ci sono riusciti. Milano è ancora in piedi e l’Expo, almeno da quello che si è visto in questi primi due giorni, appare già come un successo.
La vera battaglia da combattere non è quella nelle piazze a colpi di bastone, ma quella — cruciale — delle idee. Né la celebrazione della cultura italiana, né i milioni di biglietti già venduti e neppure il fascino dei padiglioni, basteranno infatti a far passare alla storia l‘ esposizione italiana se, su un tema impegnativo qual è “Nutrire il pianeta”, non riusciremo a trasmettere un lascito morale. Come sradicare la fame e la malnutrizione che colpisce ancora 800 milioni di persone; come riequilibrare l’ingiustizia alimentare che fa sì che a questi affamati da una parte del mondo, corrisponda, dall’altra parte, un numero persino superiore di persone che soffrono e muoiono per eccesso di cibo; come utilizzare in modo equo e sostenibile le risorse che la Terra ci mette a disposizione.
Per questo, già cinque anni fa ho pensato, insieme a un gruppo di scienziati, economisti e filosofi, a una Carta di Milano che racchiudesse questo lascito di pensiero.
La Carta è stata realizzata e gli obiettivi più alti di Expo 2015 ben identificati. Ne sono orgoglioso e la sottoscriverò, ma vorrei anche sottolineare che per molti di questi obiettivi esiste già una strategia d’azione perseguibile. Per assicurare a tutti cibo e acqua, la soluzione è stata indicata, tra i primi al mondo, da Albert Einstein, che spiegò come la riduzione del consumo di carne nel mondo non fosse un’opzione, ma una necessità. «Niente aumenterà le possibilità di sopravvivenza di vita sulla Terra quanto l’evoluzione verso un’alimentazione vegetariana ». Oggi siamo 7 miliardi di esseri umani da nutrire sulla terra, a cui dobbiamo aggiungere 4 miliardi di animali da allevamento, destinati a trasformarsi in cibo per il miliardo di persone ipernutrite. Il problema è che questo bestiame trasforma in carne commestibile non più del 10% del cibo che riceve, e che potrebbe essere utilizzato per salvare il miliardo di esseri umani che soffrono la fame. Il 50% dei cereali e il 75% della soia prodotti nel mondo sono destinati a nutrire animali da macello, invece che persone. La prospettiva per domani è addirittura inquietante.
Sta accadendo infatti che i Paesi emergenti, dove il tasso di crescita demografico è più alto, stanno acquisendo le abitudini alimentari dell‘occidente, come fossero uno status symbol di progresso e benessere. India, Cina e Brasile stanno abbandonando le loro abitudini vegetariane per passare ad una dieta carnivora, e questo è l’inizio di un incubo. Gli esperti hanno lanciato allarmi ovunque: la popolazione mondiale è aumentata dell’81% negli ultimi 40 anni e il consumo di carne è salito del 300%. Aumentiamo di un milione ogni tre giorni, come faremo quando, nel 2050, saremo in 9,5 miliardi? Ci ritroveremo in un mondo in cui gli animali da allevamento saranno più degli uomini e consumeranno la maggior parte delle risorse di acqua e cibo. Dunque la prima cosa da fare è ridurre drasticamente il consumo di carne, una scelta che, oltre a essere un atto di partecipazione alla sostenibilità ambientale e alla solidarietà globale, è anche una protezione per la propria salute. Non c’è dubbio scientifico sul fatto che i vegetariani vivono più a lungo e più in salute. La seconda, è ridurre la quantità di cibo consumato nelle aree occidentali, per stare meglio e limitare gli sprechi. La terza, è aprire le porte alla scienza. La ricerca scientifica è nata, con la geometria, per razionalizzare la suddivisione dei campi e così sviluppare l‘ agricoltura. Dopo 10.000 anni, il miglioramento della produzione agricola per migliorare la quantità è la qualità del cibo disponibile rimane uno degli obiettivi della scienza.
Eppure con la diffusione della genetica e la sua applicazione all’agricoltura, inspiegabilmente è nato un movimento antiscientifico che ha preso velocemente piede nella popolazione, sostenendo che modificare geneticamente le piante è un processo pericoloso e contro natura. Niente di più falso: tutti gli interventi finora realizzati di modificazione genetica delle piante, hanno risolto problemi di fame e di malattia, rispettando la sostenibilità ambientale. Il tema “Nutrire il pianeta” è troppo nobile ed universale per lasciare spazio a ideologie, e ci invita a trovare un’armonia fra tutte le forme di produzione del cibo (tradizionale, biologica, biotecnologica) e di consumo del cibo, nel rispetto per l’uomo e il suo splendido habitat.
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