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Nasce una Onlus da un impero della moda italiana!

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La best practice di RenzoRosso, presentata non in prima ma in una pagina interna da Repubblica.

Per noi è una notizia da prima pagina, da valorizzare e far conoscere!

Se  l’impero della moda diventa Onlus

A convincerlo è stato il Dalai Lama: «Tu hai talento, usa il tuo nome, la tua visibilità, crea una fondazione e aiuta chi ha bisogno». Era il luglio del 2005 e Renzo Rosso, il patron di Diesel, era in volo da Edimburgo a Roma, seduto fianco a fianco con il Dalai Lama. «Era incredibile. Lui sapeva tutto di me e mi chiamava l’uomo del jeans — racconta Rosso — gli avevo confidato che, visto dov’ero arrivato, volevo lavorare un po’ meno, lasciare spazio ai miei figli e dedicarmi di più al sociale». Ma il Dalai Lama l’ha spronato a continuare sulla sua strada. «Mi ha detto vai avanti, hai grandi doti, crea altri posti di lavoro e aiuta i disagiati». Ed è così che Renzo Rosso, l’imprenditore che è a capo di un impero che fattura 1,6 miliardi di euro l’anno e include i marchi Diesel, Maison Margiela, Marni e Viktor&Rolf, è diventato anche un mecenate a capo della sua Fondazione Only The Brave , un inno a chi ha coraggio. «Il mio motto è la concretezza — spiega — Poche parole e l’importante far succedere le cose».
In poco tempo ha abbracciato la causa dell’Africa, senza però mettere in piedi una «fondazione faraonica di quelle che non sai mai dove vanno a finire i soldi». E con la benedizione del Dalai Lama è decollata la sua attività sul fronte sociale, tutta giocata su progetti innovativi, sostenibili e che cambiano in meglio la vita della gente. Da quando è nata la Fondazione, nel 2008, Renzo Rosso, grande estimatore di papa Francesco che cita spesso (e al quale ha regalato un paio di jeans bianchi), ha mandato in porto 150 progetti, tutti molto originali e pensati in grande com’è nel suo stile. Un esempio? A Dioro, in Mali ha contribuito a sviluppare un villaggio di venti mila abitanti che sarà completato a breve con tanto di scuola superiore, mensa, dormitorio e orti. Il progetto del villaggio è nato in collaborazione con Millenium Promise , una organizzazione dell’Onu guidata da Jeffrey Sachs, docente di Economia alla Columbia University. «In questo villaggio ci sono stato due volte — dice mostrando le foto con i bambini — insieme ai tecnici ho progettato la Scuola secondaria. Insomma c’è del mio».
Tra i suoi progetti più originali pro Africa, c’è anche quello dei topi sminatori, che annusano le mine e aiutano i contadini a rendere i terreni sicuri. Sempre in Africa, Rosso ha creato una impresa sociale che produce assorbenti realizzati in fibre naturali ed eco-friendly, merce rara in un paese di grande povertà come il continente nero. Il 90 per cento degli investimenti della Fondazione Only The Brave va all’Africa e il 10 per cento al Veneto, la terra dove Renzo Rosso è nato e cresciuto e dove ha fatto fortuna partendo da un jeans con la zampa d’elefante, cucito a macchina da lui quando aveva 15 anni. «Anche qui c’è gente che non arriva a fine mese e va aiutata con vere opportunità di lavoro».
Ma Renzo Rosso va anche oltre i confini del Veneto. «Dopo il terremoto del 2012 in Emilia Romagna — spiega — ha deciso di dare un aiuto concreto alle famiglie e alle piccole e medie imprese di questa regione messa in ginocchio dal sisma». Con 5 milioni di euro del suo patrimonio personale ha creato un fondo di garanzia che ha permesso a negozianti e imprenditori di rimettere in piedi le loro attività, grazie a microcrediti bancari. «Finora sono stati erogati 217 prestiti — conclude — e lo dico con orgoglio perché di solito le banche chiudono le porte in faccia a chi ha necessita».

Museo del gioiello a Vicenza

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L’INAUGURAZIONE
A Vicenza apre il Museo del gioiello
SILVIA LUPERINI

L’ITALIA è il primo produttore mondiale di gioielli ed è al terzo posto nelle esportazioni.

Il settore orafo è considerato tra le eccellenze più competitive del made in Italy, tanto che il 70 per cento della produzione è destinata al mercati internazionali e solo il restante 30 per cento al commercio interno (dati Confindustria Federorafi). Proprio per celebrare questa specificità tutta italiana e per promuovere l’universo culturale dell’oreficeria e della gioielleria aprirà al pubblico il 24 dicembre il primo Museo del Gioiello a Vicenza, l’unico in Europa e uno dei pochi al mondo, dedicato al settore. Ideato, finanziato e gestito da Fiera di Vicenza con il patrocinio del Comune, si trova all’interno di uno dei capolavori del Seicento, la basilica Palladiana, con un allestimento curato dalla designer Patricia Urquiola. Nelle nove sale espositive bracciali, anelli e collier vengono presentati non secondo un criterio temporale ma tematico: la magia, il simbolo, la funzione, la bellezza, l’arte, la moda, il design, le icone e il futuro. Alba Cappellieri, direttrice del museo e professore di design del gioiello al Politecnico di Milano, ha sottolineato che i capolavori etruschi o neoclassici saranno affiancati dalle creazioni più innovative, anche realizzate attraverso le stampanti in 3D.

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Gallerie dell’ Accademia di Venezia : raddoppiano!

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La superficie museale visitabile aumenterà dagli attuali 5 mila metri quadrati a 10.000 e gli ingressi da 300 mila a 900 mila!

Questa good news non la avete trovata su nessuna prima pagina e in nessuna apertura di TG o di siti on line!

Noi la abbiamo trovata a pagina 49 del Corriere del 12 dicembre senza nessuna particolare evidenza di impaginazione!

Ma i beni culturali ed artistici non sono il “petrolio” del nostro Paese?

Per noi di TBS è un notizia da prima pagina, da cui ripartire! Per saperne di più clicca qui

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Scandalo Mose di Venezia

Quanto spazio hanno dedicato i media tradizionali alla recente condanna dell’ex Governatore del Veneto , Galan per lo scandalo del Mose di Venezia?

Molto poco, come sempre e mai in prima pagina!

Ci pensiamo allora noi di TBS ad evidenziare e a ricordare  come l’imputato abbia patteggiato una pena di 2.6 anni ed una ammenda di 2 milioni di euro!

Questa per noi è una good news da cui ripartire e da bicchiere mezzo pieno!

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La cattiva politica vive anche sulla memoria corta di noi cittadini!